Accesso, cura dei sentieri e convivenza: il Rider Survey 2026 visto dall’Italia

Sentieri vicini, condivisi e curati: cosa ci dicono i mountain biker italiani

Sono 276 le persone residenti in Italia che hanno risposto al Rider Survey 2026 di IMBA Europe. Il quadro che emerge è quello di una comunità legata ai sentieri vicino a casa, pronta a prendersene cura, che chiede regole più chiare e di essere coinvolta nelle decisioni.

Tra gennaio e marzo 2026 IMBA Europe ha raccolto le opinioni dei mountain biker europei con il Rider Survey 2026, un questionario su abitudini di pratica, accesso ai sentieri, convivenza con gli altri frequentatori, e-MTB e aspettative verso le associazioni. In Italia hanno risposto 276 persone: abbiamo analizzato le loro risposte.

Una premessa prima dei numeri. La partecipazione era volontaria e ha risposto in gran parte chi è già vicino al mondo associativo: il 68% è iscritto a un club o a un’associazione che si occupa di sentieri. Il sondaggio racconta quindi la parte più attiva e organizzata della comunità, non tutti i biker italiani. Per questo, nei dati che seguono, parliamo sempre di “chi ha risposto”.

Chi ha risposto

Il profilo tipo è quello di un rider esperto: il 64% pedala da più di dieci anni e la fascia d’età più rappresentata è quella tra i 46 e i 55 anni. La disciplina più praticata è l’enduro/all mountain (85%), metà dei rispondenti possiede una e-MTB e due su tre praticano anche l’escursionismo: chi va in mountain bike frequenta la montagna anche a piedi. Un dato forse inatteso: quasi la metà ha iniziato a pedalare in fuoristrada dopo i 25 anni. La mountain bike si scopre anche da adulti.

Sentieri sotto casa, e condivisi

La mountain bike raccontata dal sondaggio è prima di tutto un’attività di prossimità. Per il 69% i sentieri più vicini sono entro 10 km da casa e il 65% passa almeno metà del proprio tempo in sella sui sentieri locali. Il 73% li raggiunge pedalando, in MTB o in e-MTB, e non in auto.

Sono anche sentieri condivisi. Il tipo di percorso frequentato più spesso è il single track a uso condiviso con escursionisti e altri frequentatori: l’85% lo percorre “sempre” o “spesso”, più dei percorsi con elementi costruiti per la MTB o dei flow trail. E per tre rispondenti su quattro la possibilità di pedalare su single track è molto o estremamente importante nella scelta di dove andare.

Regole poco chiare, forte voglia di partecipare

È il dato che più ci interroga. L’88% di chi ha risposto ritiene che i mountain biker debbano essere consultati quando cambiano le regole di accesso ai sentieri. Ma solo il 30% le considera chiare e sa dove può pedalare, mentre il 41% dice di no. E quasi uno su quattro (23%) non sapeva che in alcune aree andare in mountain bike può essere vietato.

Due rispondenti su tre non condividono l’idea di limitare i biker ai soli percorsi dedicati, né quella di escluderli dai sentieri escursionistici. Sui sentieri MTB a uso esclusivo, invece, le opinioni sono divise.

Fonte: IMBA Europe Rider Survey 2026, dati Italia.

Anche il tema dei percorsi non autorizzati va letto in questa chiave. Tra chi ammette di pedalarci, la motivazione più citata è la convinzione che non ci sia danno se si pedala quando è improbabile incontrare altre persone (58%); la scarsità di sentieri legali è indicata dal 21% e la loro totale assenza dall’11%. Regole più chiare e più conosciute sono il primo passo.

Una comunità che si prende cura dei sentieri

L’86% dei rispondenti ha partecipato almeno una volta a lavori volontari di manutenzione dei sentieri, e il 40% lo fa più di sei volte l’anno. Il 75% sente i sentieri locali come “propri”. L’86% ritiene importante che i biker si prendano cura dei sentieri che usano, e solo il 22% pensa che la manutenzione sia compito esclusivo del gestore. Il 58% si dice anche disposto a pagare per la manutenzione.

Fonte: IMBA Europe Rider Survey 2026, dati Italia.

Sono numeri che riflettono una comunità già molto coinvolta, ma raccontano bene che cosa il mondo della mountain bike può offrire ai territori: non solo frequentatori, ma persone disposte a prendersi cura di un bene comune.

Convivenza: il punto di vista dei biker

Il 76% descrive gli incontri con gli altri frequentatori dei sentieri come cordiali o comunque facili, e il 91% non ha mai avuto incidenti con altri utenti. Quando incontrano escursionisti, due biker su tre rallentano e salutano e uno su cinque si ferma a scambiare due parole. L’82% dichiara di conoscere le regole di comportamento per chi va in mountain bike.

È, ovviamente, il punto di vista dei biker: il sondaggio non ha coinvolto escursionisti o gestori. Ma è un punto di partenza utile per parlare di convivenza con dati alla mano, e non solo per impressioni.

E-MTB: più opportunità che minaccia

Metà dei rispondenti possiede una e-MTB e, per tre possessori su quattro, è diventata la bici principale o l’unica. Il 79% ritiene che le e-MTB rendano la mountain bike più varia, inclusiva e accessibile e il 62% che abbiano avuto un impatto positivo sullo sport. Solo uno su quattro le considera una possibile minaccia per l’accesso ai sentieri. Alla domanda su come dovrebbero migliorare, la risposta più frequente è: più leggere (57%). Più potenza e più coppia interessano solo il 5% e il 4%. Non mancano però voci critiche, soprattutto sul comportamento di chi risale in e-MTB i sentieri pensati per la discesa.

Costi e responsabilità: posizioni pragmatiche

Due rispondenti su tre pensano che i sentieri su suolo pubblico debbano restare gratuiti, ma il 72% accetta una tariffa se serve a finanziare la manutenzione: un sì, a condizione che le risorse tornino ai sentieri.

Sul fronte del rischio, il 51% non riterrebbe mai responsabile il gestore di un sentiero in caso di caduta autonoma, perché la mountain bike è uno sport che comporta dei rischi; un altro 40% lo farebbe solo se il gestore avesse creato di proposito un ostacolo pericoloso per impedire il passaggio. Appena il 6% chiamerebbe in causa la cattiva manutenzione. È l’atteggiamento dei biker, non una valutazione giuridica, ma è un segnale utile nel dialogo con comuni e proprietari.

Cosa si chiede a un’associazione nazionale

Le priorità sono nette. Al primo posto c’è il lavoro per l’accesso legale ai sentieri, considerato molto o estremamente importante dall’85% dei rispondenti. Seguono l’impegno per ottenere fondi per sentieri e mountain bike (78%), lo stimolo al volontariato (77%) e la promozione di una guida responsabile (77%). In fondo alla lista ci sono i vantaggi riservati ai soci (40%).

Fonte: IMBA Europe Rider Survey 2026, dati Italia.

C’è poi un dato che leggiamo come uno stimolo. La disponibilità a sostenere un’organizzazione è altissima a livello locale (87% per un gruppo di manutenzione sentieri, 79% per un club) e cala salendo di livello, fino al 46% per un’associazione nazionale di advocacy. Non è un rifiuto: solo il 18% lo ritiene improbabile, mentre più di un terzo è neutrale. Per noi significa una cosa precisa: dobbiamo mostrare meglio come il lavoro a livello nazionale si traduca in risultati concreti sui sentieri di ognuno.

Chi manca

Il sondaggio fotografa una comunità esperta e organizzata, ma parla molto anche attraverso le assenze. Le donne sono il 6% dei rispondenti, i giovani sotto i 26 anni meno del 6%, e dal Sud e dalle isole sono arrivate pochissime risposte. Nelle risposte aperte emergono la difficoltà di trovare altre donne con cui pedalare e una certa diffidenza verso la presenza femminile in alcune discipline. Sono indicazioni su dove c’è ancora lavoro da fare, anche per noi.

E c’è una buona notizia: l’83% dei rispondenti ha già convinto almeno una persona a iniziare. Il passaparola funziona.

Di questi risultati parleremo anche al Gathering di IMBA Italia, il 24 e 25 ottobre a Nimis, dedicato al tema “Sentieri come bene comune: comunità locali e pratica outdoor per nuove identità territoriali”. Le iscrizioni sono aperte fino al 16 ottobre.

Grazie a tutte e a tutti coloro che hanno dedicato del tempo a rispondere.

Il sondaggio in breve

Promotore: IMBA Europe, Rider Survey 2026.

Rispondenti residenti in Italia: 276, tra il 30 gennaio e il 12 marzo 2026.

Campione: partecipazione volontaria; i risultati non sono rappresentativi di tutti i mountain biker italiani.

Come leggere le percentuali: sono calcolate su chi ha risposto a ciascuna domanda, perché non tutti hanno completato il questionario. Dove indichiamo “molto o estremamente importante” o “d’accordo”, abbiamo sommato le due risposte positive della scala.

Il confronto con i dati degli altri Paesi europei non è incluso in questa analisi.

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