Il duro lavoro paga: il caso di Dolomiti Paganella Bike


Al MTB summit IMBA Europe a Silkeborg in Danimarca c’erano anche Luca d’Angelo ed Ezio Cattani, Luca era infatti fra i relatori ed ha presentato il progetto di Dolomiti Paganella Bike ad una platea di addetti ai lavori provenienti da tutto il mondo.

Un legame particolare lega IMBA Italia e Dolomiti Paganella Bike: Ezio fu fra i partecipanti al primissimo corso di trail building che organizzammo a Porretta Terme nel 2015, hanno ospitato un TBW per formare i trail builder locali e alcuni rappresentati delle pubbliche amministrazioni locali, DPB fu anche fra i primi bike park a sostenere IMBA Italia, ad offrire uno sconto riservato ai sostenitori, utilizzare il grado di difficoltò IMBA e ad integrare le regole IMBA nella propria segnaletica e nella propria comunicazione.

Abbiamo quindi pensato di fare due chiacchiere con loro per raccontare meglio i successi raggiunti finora (dopo tanti anni di duro lavoro) e le prossime sfide che li attendono.

Come e quando nasce il progetto Dolomiti Paganella Bike?

Il progetto “bike” in Paganella nasce nel 2008. In quel periodo non aveva la forma che ha in questo momento. Nel 2009 e 2010 vengono organizzate due gare di Superenduro per sensibilizzare al tema “bike gravity”, e nel 2011 inizia la prima attività di realizzazione del “bike park” a Fai della Paganella che di fatto parte su stimolo di un’azienda privata, Danger Zone di Ezio Cattani. Danger Zone trova supporto nell’amministrazione Comunale e dalla Società degli Impianti Paganella 2001. 

Successivamente la proposta si ampia con l’aggiunta di tracciati di taglio più enduristico e nel 2015, con la definizione della nuova strategia dell’Azienda per il Turismo, il progetto Dolomiti Paganella Bike diventa uno dei progetti strategici più importanti di tutta la destinazione. In questa fase crescono anche gli investimenti e i partner coinvolti. Gli stessi che oggi fanno parte del pool di aziende private e amministrazioni pubbliche che lavorano all’interno del DPB.

Quali erano e quali sono i soggetti coinvolti?

Il progetto nasce con un’impronta totalmente privata, da soggetto esterno all’area (Danger Zone), a cui man mano si sono aggiunti vari partner dell’area sia privati che pubblici / istituzionali. L’Azienda per Il Turismo Dolomiti Paganella diventa a tutti gli effetti coordinatore del progetto a partire dal 2016 e assume il ruolo di direzione strategica/sviluppo/comunicazione. Le amministrazioni comunali, attraverso un accordo di programma triennale, coprono i costi delle attività di manutenzione ordinaria di tutta la rete dei percorsi singletrail (shared trails, sentieri condivisi), manutenzione che viene affidata a squadre specializzate. Le società degli impianti di risalita finanziano la realizzazione di nuovi trail in ambito bike park (e la loro manutenzione).

Il ruolo della MTB come polo d’attrazione turistica era così chiaro e fondamentale sin dall’inizio del progetto?

Non proprio. Come si evince dallo sviluppo del progetto, la convinzione che la MTB potesse diventare un prodotto forte sul quale puntare è maturata nel tempo, grazie all’impegno e alla dedizione dei soggetti privati (in primis Danger Zone) e poi grazie alla nuova strategia di APT che ha puntato gran parte del suo focus sullo sviluppo dell’estate ed in particolare della Bike.

Qual è stato il punto di svolta nell’affermazione di DPB come bike area a vocazione nazionale e internazionale?

Sicuramente il passaggio da un progetto di un “singolo privato” al progetto “istituzionale – condiviso – coordinato”. Questo ha portato a una visione strategica di insieme, al rafforzamento degli investimenti in nuovi tracciati ed infrastrutture pensate specificatemene per la MTB. Da ultimo la nascita del nuovo Trail Center “The Cave” ad Andalo.

Quanto è importante la rete sentieristica all’interno dell’offerta turistica a ruote artigliate?

Anche dai risultati dell’indagine svolta sui biker nel 2018, la qualità e la diversità della rete sentieristica ha un ruolo fondamentale. Anzi, è la motivazione di scelta principale della nostra Bike Area da parte degli utenti. (qui la ricerca completa)

Quanto invece sono importanti i servizi collegati (guide, noleggi, ecc)?

Questi servizi sono anch’essi strategici. Forse i biker li danno un po’ per “scontati”, ma rappresentano un asset senza il quale non potremmo definire una vera e propria Bike Area.

In fatto di sentieri, la qualità deve sempre e comunque primeggiare sulla quantità?

Qualità e varietà, devono primeggiare sulla quantità.  Ma una bike area deve in ogni caso avere anche una congrua proposta quantitativa.

Quali sono le criticità riscontrate riguardo alla rete sentieristica e quali le soluzioni adottate?

La manutenzione di percorsi non studiati per l’uso mtb (ovvero la rete dei percorsi pre-esistenti) e la gestione/uso degli stessi, sia da parte dei biker (sono sentieri condivisi, pertanto l’approccio non può essere quello delle aree bike park), sia da parte dei pedoni che dei proprietari dei terreni che devono maturare ed assimilare la presenza di questo nuovo tipo d’utenza. Questo tipo di problematica è legato in maniera molto forte alla bassa conoscenza che questo sport ha negli uffici amministrativi e pubblici. Ancora oggi purtroppo si tende ad “appiattire” il fenomeno, utilizzando degli approcci derivati da altre discipline magari e che quindi non aderiscono adeguatamente alle necessità della domanda.

Quali sono i vostri obiettivi futuri come destinazione bike?

  • La gestione delle problematiche sopra evidenziate, con una costante azione di Advocacy fatta anche con altre destinazioni trentine,
  • un focus molto forte sulle nuove generazioni cercando di far avvicinare a questo sport (in una accezione ovviamente più gravity) bambini e neofiti,
  • il rafforzamento della nostra notorietà sui mercati esteri.

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