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I sentieri abusivi fanno bene alla mountain bike?

La risposta secca: Oggi si, domani no.

La risposta in un tweet: Realizzare lavori di trail building non autorizzati è illegale, può avere importanti ripercussioni negative ed effetti nefasti per la crescita della mountain bike e l’accesso ai sentieri.

La risposta con un’analogia: Due amici scorrendo Instagram vedono la foto di una nuova mountain bike, è bellissima ed entrambi la vogliono disperatamente. Il primo esce di casa e va a rapinare una banca così la mattina successiva è già in sella alla bici nuova fiammante.

Il secondo inizia a risparmiare mettendo da parte poco alla volta i soldi necessari e dopo un po’ di mesi arriva ad avere da parte il gruzzolo necessario per l’acquisto. Nel frattempo il suo amico è agli arresti domiciliari e gli hanno confiscato la bici.

La risposta completa è molto più lunga perché si tratta di un tema dalle molteplici sfaccettature e che può suscitare accesi dibattiti in salita pedalando fra amici, piuttosto che davanti ad una birra e, soprattutto, dietro al monitor del computer o del cellulare.

Ci sono molti aspetti di cui tenere conto, molti dei quali possono essere visti da diverse angolazioni; ma c’è un punto sul quale c’è davvero poco spazio per le opinioni: l’aspetto legale.

Ma procediamo con ordine.

La progettazione e la manutenzione dei sentieri sono fondamentali per garantire un’esperienza sicura per tutti i fruitori dei sentieri.

Realizzare lavori di trail building non autorizzati è illegale, può avere importanti ripercussioni negative ed effetti nefasti per la crescita della mountain bike e l’accesso ai sentieri.

Premessa

I terreni ed i boschi in passato erano una risorsa importante per l’agricoltura, l’allevamento, la produzione di legna o altre attività agricole ed i proprietari li gestivano con grande attenzione. Inoltre i sentieri erano delle vie di comunicazione fondamentali per raggiungere gli appezzamenti e collegare i paesi e per questo venivano manutenuti con estrema cura.

In seguito al graduale spostamento della popolazione dai centri rurali alle grandi città, le campagne e le montagne hanno visto un lento ed apparentemente inesorabile abbandono di molte di quelle zone soprattutto per quegli appezzamenti piccoli, difficili da raggiungere e dalla bassa redditività.

Le strade asfaltate hanno iniziato a prendere il posto dei sentieri nella funzione di collegamento trai i paesi e così molti sentieri sono lentamente caduti in disuso quando non utilizzati per il loro aspetto ricreativo, prima a piedi e successivamente anche in bicicletta.

Salvo poche eccezioni virtuose anche la pubblica amministrazione, alle prese con budget sempre più esigui, ha spesso trascurato gli infiniti chilometri di sentieri che coprono i boschi e le colline d’Italia. In questa bolla di interesse sono stati per anni i volontari di svariati enti no profit a prendersi cura della manutenzione ordinaria dei sentieri e della segnaletica, tenendo così aperti e fruibili quelli di maggiore interesse.

Nonostante ciò, molti dei fruitori si sono a volte trovati nella situazione di percorrere sentieri in stato di degrado ed in aree apparentemente dimenticate; tutto questo ha creato nel tempo, e in alcuni casi, l’impressione che i sentieri (ed i boschi) non fossero di nessuno e che quindi si potesse fare quello che più si riteneva opportuno; nel bene e, purtroppo, nel male.

Se per chi pratica escursionismo a piedi il sentiero è un elemento quasi marginale dell’esperienza, per chi pratica la mountain bike il rapporto con i sentiero è molto diverso e ci si trova spesso a desiderare di cambiare qualcosa di modo da  rendere l’esperienza “migliore”. Ovviamente il termine “migliore” apre la porta a centinaia di visioni differenti: il neofita cercherà di rendere il sentiero più facile, ad esempio, aprendo tagli sulle curve per lui troppo strette, mentre il biker più esperto vorrà costruire salti e sponde.

Senza una progettualità e spesso con competenze da autodidatti i risultati non possono che essere in molti casi discutibili sia in termini di fruibilità che in termini di sicurezza per chi li percorre.

L’aspetto legale

Sotto questo punto di vista, sono due gli aspetti da conoscere:

  • il primo, è che chi realizza lavori di trail building non autorizzati su terreni di terzi è passibile di  denuncia penale e sanzioni anche di migliaia di euro,
  • Il secondo è che in caso di infortunio di un fruitore che transita su un terreno, la responsabilità ricade, per legge, sul proprietario del terreno, anche se lo stesso è all’oscuro di tutto. Proprietario che potrà magari rifarsi poi  su chi ha realizzato i lavori senza, in primis, la sua autorizzazione.

Qui si potrebbe aprire un lungo dibattito su quali siano le modalità per scaricare da questa responsabilità i proprietari dei terreni (spoiler, i modi ci sono e passano tutti dall’effettuare lavori autorizzati).

Come fruitori dei sentieri dobbiamo pensare che è come se fossimo ospiti a casa di altri, per così dire, e dovremmo sempre tenerlo a mente mentre ci godiamo la nostra uscita. D’altronde avete mai visto dei giocatori di tennis costruire campi da gioco nel giardino del vicino mentre è in vacanza o appassionati di golf realizzare dei “mini-green” nelle aree comuni di un condominio?

Ecco, dovremmo imparare a vedere le cose sotto questo punto di vista.

Strutture non autorizzate abbandonate e danni da erosione

Dicono che l’inferno sia lastricato di buone intenzioni

Fare le cose in modo corretto non è impossibile ma “Nobody said it was easy” (nessuno ha mai detto che fosse facile) disse anni fa un istruttore IMBA ai nostri corsi parlando del trail building e lo stesso principio si può applicare all’advocacy [o lobbismo, anche se in italiano quest’ultimo termine viene frequentemente associato a contesti negativi, ndr].

Le scorciatoie quasi sempre nel tempo possono portare problemi, tanto vale fare bene le cose da subito evitando di sprecare soldi ed energie nel realizzare lavori che verranno distrutti e che potrebbero potenzialmente rovinarci la vita con denunce e sanzioni molto importanti.

Visto che ci siamo, sfatiamo anche il mito che “all’estero è tutto più facile”, perché non è quasi mai così!

Certo, in un video di trail building è sicuramente più emozionale far vedere la costruzione dei salti e delle sponde che non i mesi di incontri, burocrazia e richieste di permessi; ma il fatto che non si veda, non significa che non sia stato fatto.Certamente alcune nazioni hanno leggi che regolano l’accesso ai sentieri ed alle aree della  wilderness in modo molto diverso da quella Italiana (basti vedere ad esempio la “freedom to roam” di paesi del nord Europa come Scozia, Svezia e Norvegia); ma è proprio qui che giace un’enorme sfida per l’advocacy in Italia.

I sentieri usa e getta

E’ innegabile che la costruzione di sentieri illegali sia più veloce rispetto alla modalità corretta [che passa attraverso la richiesta di permessi ed autorizzazioni, nda], ma sul medio-lungo termine sono proprio i lavori non autorizzati a causare divieti di accesso ai sentieri alle mountain bike e tensioni con i proprietari dei terreni e pubblica amministrazione.

Un sentiero o un’area salti nati illegalmente senza permessi finiranno prima o poi con il venir chiusi, con ricadute negative sull’immagine dell’intera community delle ruote artigliate e costringendo gli improvvisati trail builder a spostarsi in altre aree per ripartire da capo a costruire l’ennesimo sentiero usa e getta.

Se è vero che in alcuni casi si è riusciti a far ufficializzare quei sentieri nati illegalmente, è altrettanto vero che questo iter procedurale non può, e non deve, diventare la norma.

Quindi come si può fare?

Ci saranno sempre volontari più interessati ad effettuare lavori nei boschi immersi nella natura ed altri invece più inclini alla parte altrettanto importante di ottenere permessi, consensi e magari finanziamenti per la sistemazione o realizzazione di un sentiero o una pumptrack.

Proprio per questo è fondamentale organizzarsi in associazioni di trail advocacy e manutenzione dei sentieri per avere più competenze e risorse a disposizione, di modo da portare avanti i progetti nel modo corretto. L’iter sarà indubbiamente più lungo, ma porterà a risultati di maggiore qualità che dureranno nel tempo e aiuteranno la crescita della mountain bike in quel luogo, senza trasformarsi in dei boomerang che torneranno a colpirci in pieno volto quando meno ce lo aspettiamo.

In Italia e all’estero ci sono moltissimi esempi virtuosi di gestione di trail network condivisi o dedicati alla mountain bike ed una cosa li accomuna tutti: un ente capofila che ne gestisce lo sviluppo e la manutenzione.

In Toscana possiamo citare Firenze Freeride con la trail area di Rincine che ha un accordo di gestione dei sentieri con l’Unione dei Comuni e accordi simili sono stati fatti anche dal Consorzio Zena Trail Builders di Genova, i Trail Brothers a Massa Marittima, da Machete Team per la trail area del Natisone e da Valceresio Bike in provincia di Varese. Se ci spostiamo all’estero per vedere altri approcci, anche economici, possiamo citare Golovec Trails a Ljubljana che indennizza economicamente i proprietari dei fondi sui quali passano i sentieri, Taupo in Nuova Zelanda dove si paga un minimo abbonamento per poter godere di una vastissima rete di sentieri che parte dal centro città, Bentonville in Arkansas dove OZ trails ha addirittura acquistato alcune particelle di terreni per poter collegare diverse zone della trail area che ad oggi è vastissima e vede oltre 25 trail builder che lavorano a tempo pieno nello sviluppo e nella manutenzione dei sentieri.

Conclusioni

Se fino a dieci o venti anni fa i numeri dei praticanti della mountain bike in Italia erano ancora ridotti e di conseguenza la necessità di accesso ai sentieri era ancora limitata, oggi il ciclismo fuoristrada è in fortissima crescita e deve saper accogliere neofiti come rider più esperti, grazie a progetti di qualità.

E’ innegabile che nella storia della mountain bike i sentieri creati sull’onda della passione senza porsi troppe domande abbiano avuto un importante ruolo nella crescita di uno sport che era al tempo ai suoi albori, ma oggi tutto questo non è più possibile: dobbiamo lasciarci alle spalle improvvisazione ed illegalità.

Per fare tutto questo l’unica via è quella di uscire dall’ombra sviluppando progetti di qualità in modo sempre più professionale.

La mountain bike può avere un ruolo importante nel rilancio dell’economia locale, del turismo sostenibile e nel migliorare la qualità della vita (abbracciando uno stile di vita più sano e sostenibile) ma tutto questo sarà possibile solamente se tutti i biker si organizzeranno meglio coordinandosi fra associazioni ed enti per costruire insieme un futuro bike friendly.

IMBA è impegnata in prima linea per preservare e migliorare le esperienze in mountain bike in modo sostenibile nel rispetto dell’ambiente, leggi qui la nostra vision e mission.

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